Rieccolo


emilioooo

Si torna in chiaro!
Piero Ricca è tornato in possesso del suo blog. Bentornato!
Segnalo, per quanti fossero interessati, il riferimento comparso sul blog di Antonio Di Pietro.
Ci scusiamo se questo blog subirà qualche rallentamento. Quimilanolibera.net avrebbe dovuto nascere in autunno, ma la querela di Emilio ha reso necessaria la sua apertura. Recuparato il maltolto, cercheremo di dare a questo spazio la funzione che gli compete: quella di laboratorio, di luogo d’incontro e di supporto all’attività del gruppo Qui Milano Libera. L’attività on line riprenderà ritmo a fine mese, quando Qui Milano Libera si riunirà per organizzare le prime iniziative settembrine. Ricordo a quanti potranno, vorranno parteciparvi, l’appuntamento Mondadori Rete4, con megafoni e volantini per ricordare quello che hanno combinato il brizzolato e il tinto. Data e luogo saranno comunicati per tempo.
A presto.
Viva pieroricca.org

franz, qml

Aggiornamenti


stazione di bologna 2.8.1980

bologna 1980

bologna 1980

Prima di tutto:
85 morti e più di 200 feriti. Ventisette anni fa, ore 10.25, la strage di Bologna.
Napolitano plaude la riforma dei servizi segreti. Secondo la nuova normativa, il segreto di Stato non potrà più opporsi in caso di delitti eversivi e di stragi. Ce lo auguriamo, essendo il nostro un Paese sul quale grava un enorme debito di verità. Alle vittime delle stragi ed ai loro familiari, ci uniamo nella memoria. qml

Nel caldo agostano il ddl Gentiloni dà segni di vita. Se la legge verrà approvata dal parlamento attenderemo altri sei mesi (aprile 2008 ??) per vedere Emilio Fede sul digitale terrestre. Con rete4 passerà sul digitale anche raidue. Le frequenze analogiche così liberate saranno assegnate (finalmente) a Europa7 di Francesco Di Stefano e ReteA (gruppo Espresso), già vincitori delle concessioni. L’Unione Europea, dopo aver bacchettato duramente l’Italia in tema di telecomunicazioni, apprezza lo sforzo. Gentiloni gongola e Mediaset si prepara ad alzare barricate in parlamento.
Dovesse presentarsi l’occasione, non mancheremo di porre al ministro una serie di questioni. Non ultima la libertà d’espressione nei nuovi media. Ormai c’è un conto in sospeso. A proposito, sul sequestro del blog di Piero ci sono novità. Lascio al suo prossimo post il dovere di cronaca.

Qui Milano Libera: i progetti per l’autunno non mancano. Tra un’incursione e l’altra, magari inserendo qualche trasferta, stiamo preparando alcune serate di informazione delle quali metteremo a disposizione i video. Il desiderio è quello di intensificare l’attività e, nella possibilità dei mezzi a disposizione, di migliorarne sempre la qualità.
Per intanto posso annunciare che Qui Milano Libera, costituitasi in associazione, ha aperto un conto corrente presso Banca Etica. In molti, non solo dall’Italia, ci hanno chiesto di poter partecipare alle nostre iniziative con il versamento di un contributo. Ci è voluto del tempo, è vero. In effetti abbiamo voluto fare le cose per bene, affidandoci ad un istituto bancario che ci (vi) garantisse anche nella trasparenza dei suoi investimenti. Una banca non armata, insomma.
A settembre sarà attiva la possibilità di effettuare un versamento on line tramite carte di credito o prepagate. Per ora, e per quanti lo preferiscono, rendiamo noti gli estremi del conto corrente.
A breve le novità di Piero.

franz, qml

Giovanni Pesce


E’ venuto il tempo di dirti addio, Comandante Giovanni Pesce.
Te ne sei andato anche tu. E mi sento più solo. Hai ricevuto in dono qualità eccezionali, intuito, tenacia, coraggio, sorrette da un’inflessibile energia morale: e le hai messe al servizio della Buona Causa. Hai vissuto senza lasciare tregua ai nemici dei tuoi ideali. Sei stato un eroe della Resistenza, una figura leggendaria: di te si può dirlo. Grazie all’amico Rob Farina, ti ho conosciuto e un poco frequentato negli ultimi anni, insieme a Onorina, la tua dolce compagna di una vita. Ed è stato un privilegio, perché eri un uomo amabile. Di buoni esempi non ne restano tanti. E tu lo eri. Lo sei.
Grazie, Partigiano di città. Onore a te, Comandante Pesce!

Piero - qml

Saieva, Zorzo e l’articolo 21


Sedicesimo giorno senza blog.
Ora non mi è nemmeno possibile pubblicare commenti sul mio blog. Ne avevo scritto uno ieri. Dopo qualche ora ho controllato ed era scomparso.
Lo ripubblico qui.

Grazie di cuore a tutti coloro, e sono davvero tantissimi, che in questi giorni hanno diffuso la notizia del sequestro ed espresso il proprio netto dissenso: un bel segno di vitalità del popolo del web.

Intendo utilizzare questo incidente come un’occasione per fare chiarezza in tema di libertà di espressione su Internet. Se servono nuove regole adeguate alla peculiarità del mezzo, occorre scriverle. Se basta una circolare ministeriale, occorre spedirla. Se è necessario un precedente per fare giurisprudenza, mi offro volontario. L’importante è che MAI più in futuro un blog venga bloccato per effetto di una querela. Ancor prima che un’offesa alla libertà di espressione, sequestri preventivi di tal genere sono inutili: basti pensare che l’articoletto oscuratomi è reperibile sui motori di ricerca ed è stato ripubblicato da svariati blogger, mentre il video che si voleva eliminare è ben visibile su youtube.

Ho inoltrato formale richiesta di riesame del provvedimento di sequestro. Che ha i suoi tempi e c’è di mezzo agosto. Ma il problema è culturale, non procedurale. Sicché propongo di scrivere due righe sia al magistrato che ha in mano la pratica, sia al nucleo frodi telematiche della guardia di finanza di Roma.

1 Il magistrato si chiama Giuseppe Saieva, svolge la funzione di pubblico ministero a Roma, il suo indirizzo istituzionale di posta elettronica è giuseppe.saieva@giustizia.it.
La lettera potrebbe essere questa:

Pregiatissimo Dottor Saieva,
impedire a un cittadino, sia pure indagato per diffamazione, di scrivere sul proprio blog è un atto contrario all’articolo 21 della Costituzione. In difesa del diritto alla libera espressione, Le chiedo dunque di provvedere a restituire a Piero Ricca le chiavi di accesso al suo blog.
Cordiali saluti, …

2 L’indirizzo di posta elettronica del nucleo frodi telematiche della finanza è sos@gat.gdf.it. Altri recapiti su questa pagina web.
La lettera potrebbe essere questa:

Alla cortese attenzione del Responsabile dell’Ufficio, Colonnello Rapetto
e per conoscenza al Maresciallo Sergio Zorzo

Egregio Colonnello Rapetto,
in data 10 luglio 2007 il Maresciallo Zorzo ha bloccato il blog del signor Piero Ricca, impedendogli di pubblicare nuovi articoli. Tale forma di sequestro preventivo è un provvedimento contrario all’articolo 21 della Costituzione, che stabilisce il diritto alla libera espressione. Pertanto chiedo che l’abuso sia rimediato al più presto. Auspico inoltre che episodi del genere non si ripetano MAI più in futuro.
Cordiali saluti, ….

3 Propongo inoltre di scrivere una mail a deputati e senatori. Gli indirizzi si trovano sui siti di Camera e Senato. La lettera potrebbe essere questa:

Egregio Onorevole…,
dal 10 luglio Piero Ricca non può aggiornare il proprio blog di informazione indipendente. Gli è stato bloccato dalla guardia di finanza su mandato della procura dslla repubblica di Roma, in conseguenza di una querela di Emilio Fede. Il provvedimento viola l’articolo 21 della Costituzione. Le chiedo pertanto di prendere un’iniziativa parlamentare a tutela della libertà di espressione su Internet.
Cordiali saluti, …

Mi raccomando, scrivete con garbo e firmate con nome e cognome. Ditelo anche ai vostri amici.

Piero

F 35, intervista a Gianni Alioti


Davvero è indispensabile investire miliardi di euro in aerei da guerra? Il ministro Mussi ha cercato di tranquillizzarci dicendo che si tratta di decisioni del precedente governo, mentre l’attuale ha diminuito la spesa militare. Ma il dubbio c’è. E siamo ancora in attesa della risposta scritta promessaci (lo scorso 11 giugno) dal ministro della difesa Arturo Parisi.
Intanto ho intervistato sul tema Gianni Alioti, dirigente della Cisl, che ha studiato le carte e spiega perché ritiene inopportuna la partecipazione del governo italiano al programma Joint Strike Fighter F 35. L’intera operazione non ha contorni precisi ed è avvolta in uno strano silenzio. Poca informazione sui media. Nessun dibattito parlamentare. Il dubbio è che l’investimento sia funzionale più agli interessi di una lobby che alle strategie di difesa nazionale. Non a caso incontra scetticismo anche presso le gerarchie militari. Quanto alle cosiddette “ricadute positive” in termini di sviluppo economico e occupazionale, si tratta di giustificazioni suggestive, che all’analisi dei fatti si rivelano però fragili se non inconsistenti. Questa è l’opinione di Gianni Alioti. Lieti di pubblicare nel prossimo futuro, se non riterranno “troppo aggressive” le nostre curiosità, le promesse controdeduzioni del ministro della difesa o quantomeno del suo sottosegretario: l’onorevole Forgieri, firmatario dell’accordo.

Ecco l’intervista a Gianni Alioti.

Le stragi impunite


Ustica. Capaci. Piazza della Loggia. Italicus. Stazione di Bologna. Piazza Fontana…
Stragi di innocenti segnano la recente storia italiana. Stragi impunite, depistate, secretate. Stragi dimenticate. A volte i processi si celebrano sessant’anni dopo perché qualcuno ha chiuso i fascicoli in un armadio: è il caso degli eccidi nazifascisti. A volte le inchieste individuano gli esecutori materiali, ma lasciano indisturbati i mandanti e i loro complici. Altre volte ricostruiscono la verità storica, senza riuscire a punire i responsabili. La prima parola chiave è Impunità; la seconda è Oblio. Sulle verità storiche incombe la dimenticanza, se non il revisionismo: la riscrittura interessata dei dati di fatto. Che è un modo per uccidere due volte. La terza parola chiave è Ricatto. Quanti conoscono pezzi di verità e non parlano? Quale inquinamento della vita pubblica e quale vantaggio competitivo nel retrobottega della repubblica ha prodotto il Potere di Ricatto?
Ricordare, non stancarsi di chiedere verità e giustizia è un dovere. Ecco perché è utile il lavoro che da anni porta avanti Daniele Biacchessi con il suo Teatro Civile.
Pochi giorni fa ho avuto con lui una lunga conversazione su questi temi. Lo spunto è il suo ultimo libro: “Il Paese della vergogna”, Chiarelettere Edizioni.

Intervista a Daniele Biacchessi su www.arcoiris.tv

www.retedigreen.com

Macelleria Genovese


Era luglio e faceva un gran caldo come adesso. Sei anni fa a Genova scoppiava il finimondo. Sei anni dopo le vittime della “macelleria messicana” attendono ancora giustizia. Almeno i massacrati alla scuola Diaz e a Bolzaneto. Gli innocenti che furono manganellati a sangue durante il corteo non avranno mai giustizia. Sei anni dopo i processi per gli abusi alla Diaz e a Bolzaneto sono in corso e forse produrranno una sentenza di primo grado prima della fatale prescrizione, mentre i dirigenti della polizia coinvolti negli abusi sono tutti ancora in carriera e il ministro dell’interno dell’epoca Claudio Scaiola (foto) ora è presidente del Copaco, il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti.
Per non dimenticare, ecco tre interviste sulla macelleria genovese e relativi processi. A Gilberto Pagani, avvocato di parte civile; Ivan Giovannetti, una delle vittime degli abusi; Enrica Bartesaghi, presidente del Comitato Verità e Giustizia su Genova.

Intervista a Gilberto Pagani

Intervista a Ivan Giovannetti

Intervista a Enrica Bartesaghi

La Mondadori rubata


Internet non basta. Ci vuole anche la strada. Consiglio a tutti di comprarsi un bel megafono. E riscoprire la piazza come spazio di denuncia, critica, testimonianza e comunicazione politica. Non servono grandi numeri: basta un gruppo di amici, una risma di volantini e una videocamera. Occorre ripartire dall’informazione: raccontare i fatti essenziali e aiutare le persone che conservano un minimo di capacità di ascolto a interpretarli. Vasto programma? Certo! Ma se fossimo in tanti a dare il buon esempio…
L’altro giorno con Elia Franz Diego e Jusef di Qui Milano Libera siamo andati in piazza Duomo, davanti alla libreria Mondadori a diffondere due notizie: l’abusivismo di rete 4 e la sentenza comprata (da Previti) che ha permesso a Berlusconi di impossessarsi della Mondadori. Due scandali enormi, destinati all’oblio. Si è trattato di una prova generale. A settembre torneremo per una manifestazione più ambiziosa sui medesimi temi, con tanto di preavviso alla questura. Requisito di partecipazione: il possesso di un megafono.
Intanto propongo di evitare, se possibile, di acquistare libri Mondadori o fare acquisti nelle librerie collegate: trattasi di Azienda Rubata. Il beneficiario della corruzione l’ha fatta franca, è vero. Ma non per questo merita di essere sostenuto con i nostri soldi. Ditelo ai vostri amici.
Ecco il video.

Lettera di Salvatore Borsellino


Quindici anni fa veniva ucciso Paolo Borsellino, con gli uomini di scorta. La verità è ancora latitante. E forse inconfessabile. Ecco la lettera diffusa da Salvatore, fratello di Paolo.

19 Luglio 1992: Una strage di Stato

Per anni, dopo l’estate del 1992 sono stato in tante scuole d’Italia a parlare del sogno di Paolo e Giovanni, a parlare di speranza, di volontà di lottare, di quell’alba che vedevo vicina grazie alla rinascita della coscienza civile dopo il loro sacrificio, dopo la lunga notte di stragi senza colpevoli e della interminabile serie di assassini di magistrati, poliziotti e giornalisti indegna di un paese cosiddetto civile.
Poi quell’alba si è rivelata solo un miraggio, la coscienza civile che purtroppo in Italia deve sempre essere svegliata da tragedie come quella di Capaci o di Via D’Amelio, si è di nuovo assopita sotto il peso dell’indifferenza e quella che sembrava essere la volontà di riscatto dello Stato nella lotta alla mafia si è di nuovo spenta, sepolta dalla volontà di normalizzazione e compromesso e contro i giudici, almeno contro quelli onesti e ancora vivi, è iniziata un altro tipo di lotta, non più con il tritolo ma con armi più subdole, come la delegittimazione della stessa funzione del magistrato, e di quelli morti si è cercato da ogni parte di appropriarsene mistificandone il messaggio.
Per anni allora ho sentito crescere in me, giorno per giorno, sentimenti di disillusione, di rabbia e a poco a poco la speranza veniva sostituita dalla sfiducia nello Stato, nelle Istituzioni che non avevano saputo raccogliere il frutto del sacrificio di quegli uomini, e allora ho smesso di parlare ai giovani convinto che non era mio diritto comunicare loro questi sentimenti, soprattutto che non era mio diritto di farlo come fratello di Paolo che, sino all’ultimo momento della sua vita, aveva sempre tenuto accesa dentro di se, e in quelli che gli stavano vicino, la speranza, anzi la certezza, di un domani diverso per la sua Sicilia e per il suo Paese.
Per anni allora non sono neanche più tornato in Sicilia, rifiutandomi di vedere, almeno con gli occhi, l’abisso in cui questa terra era ancora sprofondata, di vedere, almeno con gli occhi, come tutto quello contro cui Paolo aveva lottato, la corruzione, il clientelismo, la contiguità fossero di nuovo imperanti, come nella politica, nel governo della cosa pubblica, fossero riemersi tutti i vecchi personaggi più ambigui, spesso dallo stesso Paolo inquisiti quando ancora in vita, e nuovi personaggi ancora peggiori dato che ormai oggi essere inquisiti sembra conferire un’aureola di persecuzione e quasi costituire un titolo di merito.
Da questa mia apatia, da questo rinchiudermi in una torre d’avorio limitandomi a giudicare ma senza più volere agire, sono stato di recente scosso da un incontro illuminante con Gioacchino Basile, un uomo che ha pagato sempre di persona le sue scelte, che, all’interno dei Cantieri Navali di Palermo e della Fincantrieri, ha sempre condotto, praticamente da solo e avendo contro lo stesso sindacato, quella lotta contro la mafia che sarebbe stata compito degli organismi dello Stato, Stato che invece, secondo le sue circostanziate denunce, intesseva accordi con la mafia trasformando le Partecipazioni Statali in un organismo di partecipazione al finanziamento e al potere della mafia in Sicilia.
I fatti riferiti in queste denunce, di cui Paolo Borsellino si era occupato nei giorni immediatamente precedenti il sua assassinio, sono state oggetto di una “Relazione sull’infiltrazione mafiosa nei Cantieri Navali di Palermo” da parte della Commissione Parlamentare di inchiesta su fenomeno della mafia (relatore On. Mantovano) ma come purtroppo troppo spesso succede in Italia con gli atti delle commissioni parlamentari, non hanno poi avuto sviluppi sul piano parlamentare mentre su quello giudiziario, come sempre succede quando si passa dalle indagini sulla mafia a quello sui livelli “superiori”, hanno subito la consueta sorte dell’archiviazione.
Gioacchino Basile è convinto che l’interesse personale che Paolo gli aveva assicurato nell’approfondimento di questo filone di indagine e l’averne riferito in uno dei suoi incontri a Roma nei giorni immediatamente precedenti la sua morte, sia il motivo principale della “necessità” di eliminarlo con una rapidità definita “anomala” dalla stessa Procura di Caltanissetta e che la sparizione di questo dossier dalla borsa di Paolo sia stata contestuale alla sottrazione dell’ agenda rossa.
Per parte mia io credo che questo possa essere stato soltanto uno dei motivi, all’interno del più ampio filone “mafia-appalti” che lo stesso Paolo aveva fatto intuire fosse il motivo principale dell’eliminazione di Giovanni Falcone insieme alla sua ormai certa nomina a Procuratore Nazionale Antimafia.
Il motivo principale credo invece sia stato quell’accordo di non belligeranza tra lo stato e il potere mafioso che deve essergli stato prospettato nello studio di un ministro negli incontri di Paolo a Roma nei giorni immediatamente precedenti la strage, accordo al quale Paolo deve di sicuro essersi sdegnosamente opposto.
Su questi incontri, che Paolo deve sicuramente aver annotato nella sua agenda scomparsa, pesa un silenzio inquietante e l’epidemia di amnesie che ha colpito dopo la morte di Paolo tutti i presunti partecipanti lo ha fatto diventare l’ultimo, inquietante, segreto di Stato, come inquietanti sono i segreti di Stato e gli “omissis” che riempiono le inchieste su tutte le altre stragi di Stato in Italia.
Ma il vero segreto di Stato, anche se segreto credo non sia più per nessuno, è lo scellerato accordo di mutuo soccorso stabilito negli anni tra lo Stato e la mafia.
A partire da quando i voti assicurati dalla mafia in Sicilia consentivano alla Democrazia Cristiana di governare nel resto dell’Italia anche se questo aveva come conseguenza l’abbandono della Sicilia, così come di tutto il Sud al potere mafioso, la rinuncia al controllo del territorio, l’accettazione della coesistenza, insieme alle tasse dello Stato, delle tasse imposte dalla mafia, il pizzo e il taglieggiamento.
E, conseguenza ancora più grave, la rinunzia, da parte dei giovani del sud, alla speranza di un lavoro se non ottenuto, da pochi, a prezzo di favori e clientelismo e negato, a molti, per il mancato sviluppo dell’industrializzazione rispetto al resto del paese.
A seguire con il “papello” contrattato da Riina con lo Stato con la minaccia di portare la guerra anche nel resto del paese (vedi via dei Georgofili e Via Palestro), contrattazione che è stata a mio avviso la causa principale della necessità di eliminare Paolo Borsellino, e di eliminarlo in fretta.
A seguire, infine, con l’individuazione di nuovi referenti politici dopo che le vicende di tangentopoli aveva fatto piazza pulita di buona parte della precedente classe politica e dei referenti “storici”.
Accordi questi che costituiscono la causa del degrado civile di oggi dove si consente che indagati per associazione mafiosa governino la Sicilia e dove, a livello nazionale, cresce, almeno nei sondaggi, il consenso popolare verso chi ha probabilmente adoperato capitali di provenienza mafiosa per creare il proprio impero industriale con annesso partito politico.
Come possono allora chiamarsi “deviati” e non consoni all’essenza stesso di questo Stato quei “Servizi” che, per “silenzio-assenso” del capo del Governo o su sua esplicita richiesta, hanno spiato magistrati ritenuti e definiti “nemici” nei relativi dossier e addirittura convinto altri magistati a spiare quei loro colleghi che, sempre negli stessi dossier, venivano definiti come “nemici”, “comunisti” e “braccio armato” della magistratura, con un linguaggio che non è difficile ritrovare negli articoli di certi giornali e nelle dichiarazioni di certi poltici.
Giaocchino Basile mi dice che sarebbe mio diritto “pretendere” dallo stato di conoscere la verità sull’assassinio di Paolo, ma da “questo” Stato, dal quale ho respinto “l’indennizzo” che pretendeva di offrirmi quale fratello di Paolo, indennizzo che andrebbe semmai offerto a tutti i giovani siciliani e italiani per quello che gli è stato tolto, sono sicuro che non otterrò altro che silenzi.
Gli stessi silenzi, lo stesso “muro di gomma”, che hanno dovuto subire i figli del Generale Dalla Chiesa, i parenti dei morti in quella interminabile serie di stragi, la strage di Portella della Ginestra, la strage di Piazza Fontana, la strage di Piazza della Loggia, la strage del Treno Italicus, la strage di Ustica, la strage di Natale del rapido 904, la strage di Pizzolungo, le stragi di Via dei Georgofili e di Via Palestro, delle quali oggi si conoscono raramente gli esecutori, ma i mandanti e spesso neanche il movente, susseguitesi mentre nel nostro Sud, grazie alla latitanza delle altre istituzioni dello Stato, uno dopo l’atro venivano uccisi tutti i Magistrati e i rappresentanti delle forze dell’ordine che della lotta alla mafia avevano fatto la propria ragione di vita, in una tragica sequenza che non ha eguali in nessuno degli altri paesi del mondo cosiddetto civile.
Io mi chiedo invece, con amarezza , di quante altre stragi, di quanti altri morti avremo ancora bisogno perchè da parte dello Stato ci sia finalemte quella reazione decisa e soprattutto duratura, come finora non è mai stata, che porti alla sconfitta delle criminalità mafiosa e soprattutto dei poteri, sempre meno occulti, ad essa legati, perché venga finalmente rotto quel patto scellerato di non belligeranza che, come disse il giudice Di Lello il 20 Luglio del 1992, pezzi dello Stato hanno da decenni stretto con la mafia e che ha permesso e continua a permettere non solo la passata decennale latitanza di boss famosi come Riina e Provenzano ma la latitanza e l’impunità di decine di “capi mandamento” che sono i veri padroni sia di Palermo che delle altre città della Sicilia.
Da parte mia sono certo che non riuscirò a conoscere la verità in quel poco che mi resta da vivere dato che, a 65 anni, sono solo un sopravvissuto in una famiglia in cui mio padre, il fratello di mio padre, mio fratello, sono tutti morti a 52 anni, i primi per cause natuarali, l’ultimo perché era diventato un corpo estraneo allo Stato le cui Istituzioni egli invece profondamente rispettava (sempre le Istituzioni, non sempre invece quelli che le rappresentavano).
Spero soltanto che, in questo anniversario, mi siano risparmiate la vista e le parole dei tanti ipocriti che oggi piangono su Paolo e Giovanni quando, se fossero ancora in vita, li osteggerebbero accusandoli, nella migiore della ipotesi , di essere dei “professionisti dell’antimafia” o li farebbero addirittura spiare da squallidi personaggi come Pio Pompa come “nemici” o come “braccio armato della magistratura” .
Chiedo solo, in questa occasione, di avere delle risposte ad almeno alcune delle tante domande, dei tanti dubbi che non mi lasciano pace.
Chiedo al Proc. Pietro Giammanco, allonatanato da Palemo dopo l’assassinio di Paolo, ma promosso ad un incarico più alto piuttosto che rimosso come avrebbe meritato, perché non abbia disposto la bonifica e la zona di rimozione per Via D’Amelio.
Eppure nella stessa via, al n.68 era stato da poco scoperto un covo dei Madonia e, a parte il pericolo oggettivo per l’incolumità di Paolo Borsellino, le segnalazioni di pericolo reale che pervenivano i quei giorni erano tali da da far confidare da Paolo a Pippo Tricoli lo stesso 19 Luglio : “e’ arrivato in città il carico di tritolo per me”.
A meno che, come affermato dal Sen. Mancino in un suo intervento del 20 Luglio alla camera, anche lui credesse che “Borsellino non era un frequentatore abituale della casa della madre” : infattivi si recava appena almeno tre volte alla settimana !
La stessa domanda inoltro all’allora prefetto di Palermo Mario Jovine anche se la risposta ritiene di averla già data con l’affermazione fatta in quei giorni: “Nessuno segnalò la pericolosità di Via D’Amelio” .
Affermazione palesemente risibile : in quei giorni si erano susseguite le segnalazioni di possibili attentati a Paolo Borsellino e bastava interrogare gli stessi agenti della scorta, cinque dei quali morti insieme a lui, per sapere quali erano i punti più a rischio.
Chiedo alla Procura di Caltanisseta, e in particolare al gip Giovanbattista Tona, il motivo dell’archiviazione delle indagini relative alla pista del Castello Utveggio : eppure proprio da questo luogo partirono, subito dopo l’attentato, delle telefonate dal cellulare clonato di Borsellino a quello del Dott.Contrada, oggi finalmente condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione per collusione e favoreggiamento.
Chiedo alla stessa Procura di Caltanissetta, e sempre allo stesso gip Giovanbattista Tona, i motivi dell’archiviazione dell’inchiesta relativa ai mandanto occulti delle stragi.
Per un’altra archivazione, quella relativa alle vicissitudini del fascicolo relativo alla Fincantieri ho già inoltrato richiesta di chiarimenti in via ufficiale.
Chiedo alla Procura di Caltanissetta di non archiviare, se non lo ha già fatto, le indagini relative alla sparizione dell’agenda rossa di Paolo e di chiarire il coinvolgimento dei tutte le persone, dei servizi e non, in essa coinvolte.
Chiedo soprattutto al sen. Nicola Mancino, del quale ricordo, negli anni immediatamente successivi al 1992, una sua lacrima spremuta a forza durante una commemorazione di Paolo a Palermo, lacrima che mi fece indignare al punto da alzarmi ed abbandonare la sala, di sforzare la memoria per raccontarci di che cosa si parlò nell’incontro con Paolo nei giorni immediatamente precedenti alla sua morte.
O spiegarci perché, dopo avere telefonato a Paolo per incontrarlo mentre stava interrogando Gaspare Mutolo, a sole 48 ore dalla strage, gli fece invece incontrare il capo della Poliza Dott. Parisi e il Dott. Contrada, incontro dal quale Paolo uscì sconvolto tanto, come racconto lo stesso Mutolo, da tenere in mano due sigarette accese contemporaneamente.
Altrimenti, grazie alla sparizione dell’ agenda rossa di Paolo, non saremo mai in grado di saperlo.
E in quel colloquio si trova sicuramente la chiave dalla sua morte e della strage di Via D’Amelio.

Salvatore Borsellino

Furio Colombo


conflitto

Il senatore Furio Colombo ha presentato una sua proposta di legge sui conflitti d’interesse, più severa della bozza Franceschini. Me ne ha recentemente parlato in quest’intervista, registrata alla casa della cultura di Milano.

Ecco il link all’intervista.

Fabio Mussi


Il 10 aprile 2006 abbiamo o no rischiato un colpo di Stato sottoforma di brogli elettorali? Chi è curioso si rassegni. Non lo sapremo mai, almeno nell’arco delle nostre esistenze terrene. Un singolo reporter, Enrico Deaglio, in due documentari ha sollevato gravi dubbi, ha documentato una serie di inquietanti contraddizioni, di strane coincidenze, di palesi irregolarità, che meriterebbero risposte rigorose. Ma la politica, tutta la politica, ha fatto muro. Si è votata al silenzio. E bisognerebbe capire perché. Ricordo il volto di Piero Fassino quando gli posi il problema. Era visibilmente contrariato, direi quasi spaventato. Il suo portavoce Gianni Giovannetti se ne accorse e si buttò amorevolmente in mezzo per proteggerlo da un’inquadratura. Anche il buon Fabio Mussi, fresco protagonista dell’ennesima scissione a sinistra ovviamente in nome dell “‘unità della sinistra”, pensa che sul tema sia meglio sorvolare. “Tanto ci saranno le prossime elezioni…”. Così mi ha risposto qualche giorno fa, quando in compagnia di Franz e Diego di Qui Milano Libera, e curato a vista da cinque agenti scelti della Digos, l’ho interpellato a margine di un convegno.
Già che c’ero gli ho posto anche il tema del conflitto d’interessi. Può soddisfarci la proposta di legge presentata alla Camera? Secondo Mussi sì. Secondo me no. “La proposta è abbastanza utile e il blind trust serve”, ha dichiarato il ministro. Non c’è stato tempo di spiegargli che il blind trusti non serve a separare potere politico e controllo di aziende di comunicazione, per esempio una catena di giornali e tv. Se anche un fondo chiuso gestisse in modo autonomo il patrimonio di un politico, nulla vieterebbe ai dipendenti di quella catena di continuare a favorire gli interessi del padrone. Non dubito della buona fede di Mussi, e lo considero una persona intelligente: per questo mi stupisce che non riesca ad afferrare un concetto così semplice.
Sulla permanenza di Previti in parlamento, Mussi dice di avere la coscienza a posto perché dieci anni fa era favorevole al suo arresto ed è stato pure querelato dal collega corruttore. E la commissione parlamentare d’inchiesta sulla “macelleria messicana” al G8 di Genova? In cuor suo Mussi è d’accordo, andrebbe fatta. Altra cosa è impegnarsi per costituirla, questo esula dai suoi compiti. E i costosissimi aerei da guerra F 35? Mussi ha detto di conoscere il problema, ma a suo dire la responsabilità è del precedente governo, malgrado la firma in calce all’accordo sia di un sottosegretario in carica. E la decisione di intitolare una bella via a Craxi a Roma? Mussi mi ha risposto che il suo gruppo ha votato contro. Non se l’è sentita di aggiungere altro, e bisogna capirlo: aveva appena finito di parlare fianco a fianco con il sottosegretario Ugo Intini. Sì proprio lui, l’ex segretario tuttofare del martire di Hammamet.
Ecco il video.

Intervista a Gentiloni


pg

Secondo me il ministro della comunicazione muore dalla voglia di comunicarci come il suo disegno di legge sanerà l’abusivismo di rete 4 garantendo i diritti di Europa 7. Ma non sa come dircelo. Dobbiamo venirgli incontro, aiutarlo ad aprirsi. Nella mia qualità di “persona indagata” per diffamazione di Emilio Fede, mi propongo per un’intervista al ministro. A nome e per conto delle tante persone, e le ringrazio, che in questi giorni di querele servili e sequestri preventivi si sono fatte sentire in rete. Potremmo registrarla in video, pubblicarla su youtube e poi linkarla su tutti i nostri siti. Poche domande precise, poste con il garbo dovuto a un rappresentante del governo. Sull’assegnazione delle frequenze. Sui tetti alla pubblicità. Sulla riforma della Rai. Ma non anticipiamo troppo. Se no svanisce l’effetto sorpresa. Decida lui il luogo e il giorno. Gliela chiederò per iscritto e poi chiamando il suo ufficio stampa. Se siete d’accordo, inviate al blog del ministro Gentiloni - possibilmente firmando con nome e cognome - un messaggio come questo:

Egregio Ministro Gentiloni

mi piacerebbe che Lei accettasse di farsi intervistare da Piero Ricca, in video per la rete internet, sul disegno di legge di riforma del sistema televisivo che porta il Suo nome. E in particolare sul caso Europa 7. In attesa di un Suo riscontro, Le invio un cordiale saluto.

Più siamo e meno facile sarà ignorarci.
Se risponde di no o fa finta di niente, vorrà dire che al primo convegno milanese sul partito democratico Qml lo attenderà in strada con videocamere e domande fuori copione. Ben protetti dagli amici della digos, come d’abitudine.

paologentiloni.it

Piero

IL MIO BLOG BLOCCATO DALLA FINANZA/3


Emilio “Fido” visto da TheHand

Terzo giorno senza blog.
Chi ne ha uno comprenderà la violenza di quest’atto. Ora che ci penso, non mi è stato concesso di avvisare i miei lettori dall’home page e i censori non hanno scritto a chiare lettere che il blog è sotto sequestro. Per saperlo bisogna andare nei commenti e non tutti ci vanno. Oppure ripescare dall’archivio del blog l’articoletto incriminato, intitolato Emilio Fede/lo sputo, con link al video. Al suo posto c’è un bel timbro che dà notizia del sequestro. Ma chi lo vede?

Se mi leggi, caro maresciallo Zorzo del nucleo anti frodi telematiche della guardia di finanza di Roma, perché non scrivi due righe in grande nella home page? “Questo blog è sotto sequestro preventivo e non può essere aggiornato né modificato”. Sarebbe un gesto di correttezza, non credi?

Vedremo se il dottor Giuseppe Saieva della procura di Roma, che torna oggi da un periodo di vacanza, vorrà occuparsi della mia libertà di espressione con la medesima, cortese sollecitudine con la quale si è occupato dell’onore e del decoro di Emilio Fede.
Fino ad ora non mi è stata notificata la querela, quindi non so ufficialmente che cosa abbia turbato l’onusto direttore del tg4 al punto da denunciarmi. Ho come la sensazione che il querelante volesse far sparire dalla rete il video nel quale sputa, provoca e minaccia, ben protetto da certi personaggetti che te li raccomando. Non mi è chiaro inoltre perché l’amico di Lele Mora, con rispetto parlando, abbia sporto querela a Roma anziché a Milano. In sede processuale bisognerà affrontare alcune cavillose questioni: valgono le norme penali previste per la stampa nel mondo internet? Sono utili? Hanno senso? Magari il processino farà giurisprudenza. Per esempio, un blogger è responsabile e dunque querelabile per diffamazione per un link a un video youtube, che peraltro non ha pubblicato lui? E un blog (o un post) è sequestrabile alla stregua di un libro o un periodico? Non direi. Tant’è vero che l’articoletto che m’hanno improvvidamente sequestrato è visibile sui motori di ricerca e ognuno può ripubblicarlo in rete.

Anzi, perché non lo fate?
Ne censurano uno e lo ripubblicano in mille, con relativo link al video. Sarebbe un bel segno, no? Basta andare su google e cercare “Emilio Fede/lo sputo”… Vedremo se avranno l’ardire di querelarci tutti.

Martedì notte, a botta calda, con alcuni amici di Qui Milano Libera siamo andati in Galleria Vittorio Emanuele, nel cuore di Milano, a registrare un appello ai blogger. Con invettiva finale, con rispetto parlando, all’Italia serva e abusiva.
Un modo per esprimermi solidarietà attiva può essere quello di farlo circolare, insieme alla notizia del sequestro.

Ieri sera c’è stata la festicciola al parco Solari. Parlando con molte persone, alcune delle quali vedevo per la prima volta, ho ancora una volta riscontrato voglia di Altro e di Nuovo. Tanto la politica degli attuali partiti quanto l’informazione dei media ufficiali non rappresentano più le esigenze di milioni di cittadini: i più evoluti. Questo è il cuore della crisi italiana, vista da chi la subisce. Da qui, secondo me, bisogna ripartire. Con assunzione di responsabilità individuale. Ovvero: smettendo di subire in silenzio. Cioé, innanzitutto, con l’esercizio disinibito della propria libertà di parola. E così torniamo al punto di partenza, sempre con rispetto parlando.

Video-appello.

(qml ringrazia TheHand… felici di pubblicare la tua nuova vignetta!)

IL MIO BLOG BLOCCATO DALLA FINANZA/2


fuori onda

Evviva!
Mentre pieroricca.org riposa, entra in gioco quimilanolibera.net .
Non poteva esserci migliore esordio per il sito che avevamo immaginato come punto di riferimento delle iniziative del gruppo Qui Milano Libera.
La libertà di parola è un vizio, una droga potentissima che crea assuefazione. Sono passate 48 ore scarse da quando il maresciallo Zorzo del nucleo speciale antifrodi telematiche della finanza mi ha notificato l’avvenuto sequestro del blog, e mi sembrano un’eternità.
In questi due giorni ho messo a fuoco il tortuoso iter del provvedimento preventivo e punitivo. Ed è questo:

- Fede mi querela per diffamazione a Roma. .
- Il Pm Saieva non lascia dormire il fascicolo e, riconoscendo nella querela, gravi elementi di colpevolezza a mio carico, adempiendo alla richiesta del querelante, chiede al Gip l’oscuramento del nostro video su youtube, relativo alla piazzata con Fede, e del mio blog per impedire la perpetuazione del reato oggetto di querela. Periculum in mora, credo che si chiami in gergo.
- Il Gip dispone l’oscuramento solo degli articoli che parlano di Fede, oltre che del video di youtube
- Entra in scena il maresciallo Zorzo, che con un collaboratore da Roma si reca a Sarzana (La Spezia) e bussa alla porta della società che mi tiene on line il blog. Acquisiscono il mio indirizzo e il mio numero di telefono. Oscurano un solo articolo che parla di Fede e relativi commenti. Cambiano le mie chiavi di accesso al blog, impedendomi di pubblicare nuovi contributi.
- Poi vengono a Milano. Per strada mi telefonano. La vicenda che mi raccontano mi sembra così assurda che penso allo scherzo dei soliti amici buontemponi. Tant’è vero che dopo un paio di telefonate e sms, gli rispondo: mi dispiace maresciallo, parlo solo con i generali.
- Dopo una verifica, capisco che la cosa è reale, ancorché poco seria. Ricevo il maresciallo con un suo collaboratore al bar sotto casa. Vengo identificato. Mi notificano il sequestro.
- Chiedo perché mai mi impediscano di scrivere, visto che la censura preventiva non è prevista dalle leggi. Il maresciallo Zorzo mi risponde che, data la struttura tecnica del mio blog, per impedirmi di ripubblicare o modificare quel post incriminato e oscurato, ha dovuto cambiare la password.
- E aggiunge: solo così ho evitato l’oscuramento totale del blog.
- Naturalmente il nucleo speciale non è in grado di togliere il nostro video da youtube. E non si cura del fatto che l’innocuo articoletto censurato, di presentazione del video, è reperibile agevolmente su google
- In queste ore il mio avvocato e fratello Mino Ricca (che l’ha già spuntata con il Puffone e ringrazio anche qui per la sua disponibilità) sta cercando un contatto con il pubblico ministero Saieva per vedere se, alla luce della dichiarazione del maresciallo Zorzo, e mediante un mio impegno scritto a non ripubblicare il post incriminato, è possibile sbloccare il blog, che peraltro il medesimo pubblico ministero aveva chiesto di oscurare totalmente
- In caso negativo ho già pronta una formale richiesta di dissequestro
- Domani, inoltre, querelo Emilio Fede

Questo per ora è tutto. Vi terrò informati.

Questa sera tutto confermato: si festeggia Qui Milano Libera e la querela al parco Solari di Milano, dalle ore 19 in avanti, vicino alla fontana. Chiunque venga in pace sarà gradito ospite. Meglio se porta da bere.

Piero

IL MIO BLOG BLOCCATO DALLA FINANZA


neo

Milano, 10 Luglio 2007 - Emilio Fede mi ha querelato e la finanza ha cambiato le chiavi di accesso al mio blog, impedendomi di pubblicare nuovi articoli. Mi sento afono e non è piacevole per uno come me.
Il blog mi è stato chiuso su richiesta del pubblico ministero di Roma Giuseppe Saieva, con atto del gip Cecilia Demma. Il “sequestro preventivo” - così si chiama - mi è stato notificato alle 14,00 del 10 luglio da due agenti del “nucleo speciale contro le frodi telematiche” della guardia di finanza, venuti appositamente dalla capitale. Il sequestro proviene da una querela per diffamazione presentata da Emilio Fede nei miei confronti per la contestazione che gli rivolsi al circolo della stampa di Milano il 16 aprile 2007.
In esecuzione del medesimo provvedimento è stato cancellato dal blog un mio articolo relativo alla vicenda Fede e i commenti a margine dei lettori. Articolo e commenti peraltro rimasti nella memoria della rete.
Per motivi tecnici non è stato possibile, come pure era stato richiesto dall’autorità giudiziaria, togliere il video da youtube. Non si è arrivati all’oscuramento totale del blog, che pure era stato prospettato nel decreto di sequestro preventivo, solo perché gli agenti della finanza hanno adottato la soluzione di modificare la mia password di amministratore di www.pieroricca.org, previa missione mattutina a Sarzana (La Spezia), sede legale della società di gestione del blog.
Naturalmente farò immediata richiesta di dissequestro.
E mi riservo di querelare a mia volta il signor Fede. Ricordo infatti che la contestazione ebbe come antefatto una mia domanda (sul caso Europa 7 e le frequenze abusivamente occupate da Rete 4), alla quale il direttore del tg4 rispose dandomi dell’ “imbecille”. Per non parlare dello sputo che mi indirizzò nell’androne del circolo della stampa, come testimonia il video reperibile all’indirizzo
http://www.youtube.com/watch?v=5KbGNQwO7es

Qualche giorno dopo il buon Fede definì “mascalzoni” me e gli amici che insieme a me lo criticarono al circolo della stampa. Che dite, chiediamo il sequestro preventivo del tg4?
Con il querelante ci confronteremo in tribunale, magari davanti a qualcuno dei magistrati diffamati e spiati negli anni del governo su misura.
Sarò lieto di farmi processare un’altra volta per aver espresso opinioni condivise dalle persone che stimo. Com’è mia abitudine rispetterò le procedure e mi assumerò le mie responsabilità, difendendomi nel processo e non dal processo.
Nel frattempo non smetterò di interpellare e criticare i personaggi pubblici che non stimo, esercitando il mio diritto-dovere di dissenso.
Nessuno riuscirà a sequestrare la libertà di espressione, mia e degli amici del gruppo Qui Milano Libera e del blog: questo è certo.
Ma quanto accaduto non è un problema solo mio: è un atto ingiusto che minaccia la libertà di espressione su internet di ciascuno di noi.
Per questo mi appello ai blogger e al popolo della rete: fate circolare questa notizia, rendete pubblico il vostro dissenso! Difendiamo insieme la nostra libertà di parola. Grazie fin d’ora!

Piero

La sentenza rubata

17 Luglio 2007

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